I comuni del GAL Domitio Aurunco
Comune di Conca della Campania
Indirizzo: Piazza Umberto I
Sito web: www.comune.concadellacampania.ce.it
CAP: 81044
Telefono: 0823 923221
Abitanti: 1116
Conca della Campania
borgo storico Medaglia di Bronzo al Merito Civile
Con un’altitudine di 420 metri sul livello del mare e un’estensione territoriale di circa 26 km², il territorio comunale fa parte del Parco Regionale Roccamonfina – Foce del Garigliano ed è caratterizzato da un ricco patrimonio boschivo e naturalistico.
La posizione strategica di Conca della Campania, punto di controllo delle vie di penetrazione dal Lazio alla Campania, ne ha fatto nei secoli un luogo di grande importanza storica e militare.
STORIA E ORIGINI
Dalle origini antiche all’epoca medievale
Secondo gli storici greci, i primi abitanti del territorio furono gli Ausoni, dai quali derivarono gli Aurunci, poi sostituiti dai Sidicini di Teano. Dopo le guerre sannitiche, il territorio fu assoggettato al dominio romano. In epoca romana l’area conobbe un periodo di sviluppo, testimoniato dal ritrovamento di rovine murarie attribuite a un importante insediamento rustico.
L’epoca benedettina e i castelli
Dopo le invasioni barbariche e saracene, l’area incolta e selvaggia del territorio entrò in possesso dei monaci dell’Abbazia di Montecassino. Già nell’VIII secolo i benedettini scoprirono la fertilità di queste terre e la salubrità del clima, iniziando una massiccia opera di bonifica e costruendo i primi villaggi, case coloniche e il possente maniero denominato Castrum Pilanum, che fu la loro iniziale dimora.
Anche Conca subì le sorti toccate a Montecassino sotto il ferro saraceno nell’884.
Intorno all’anno 1000 i benedettini costruirono un altro castello a protezione del primo, che fu più volte oggetto di tentativi d’invasione. In questa seconda fortezza, visibile ancora oggi al centro del paese, i monaci abitarono per circa duecento anni.
Il periodo feudale
Nel 1049 gli abitanti del castello riuscirono ad opporsi vittoriosamente ai Principi Longobardi di Capua.
Nel 1066 il possedimento fu ceduto a Riccardo I, conte di Aversa. Nel 1269, sotto Carlo I d’Angiò, Conca della Campania faceva parte della Contea di Teano.
Nel 1417 Conca divenne feudo della famiglia Marzano.
Nel 1419 Matteo di Capua si impadronì del feudo, sostituito poi da Giulio Cesare Di Capua. Nel 1648 Conca e il suo territorio subirono l’incursione terroristica del brigante Giovanni Colessa, noto con il nome di “Papone”.
Verso la fine del Settecento ai Di Capua successero gli Invitti, che ressero Conca con il titolo di “Principi” per oltre un secolo e mezzo, fino alla soppressione dei feudi. Nel 1743 a Conca fu attribuito il titolo di “città”.
La Seconda Guerra Mondiale: il periodo più tragico
Tra settembre e novembre 1943 Conca della Campania fu teatro di uno dei periodi più tragici della sua storia. Il paese subì violenti rastrellamenti, deportazioni e due eccidi nazisti ad opera della divisione Hermann Göring. Tra il 1° e il 4 novembre 1943, tra bambini, donne, uomini e anziani furono 39 i civili trucidati, rendendo questa strage la terza per numero di vittime in Campania dopo Acerra e Bellona.
Numerosi furono i danni materiali: lo storico Palazzo Galdieri Bartoli, sontuoso edificio con tipologie architettoniche ispirate alla Reggia di Caserta che contava circa 400 stanze e custodiva quadri, affreschi e sculture di scuola napoletana del tardo Ottocento, fu fatto crollare dalle truppe tedesche nell’ottobre 1943. Sorte identica toccò alla Villa Del Monte, pregevole costruzione in stile liberty, fatta brillare dai nazisti nonostante vi fossero rinchiusi cinque prigionieri.
Per questi eventi, il Comune di Conca della Campania è stato insignito della Medaglia di Bronzo al Merito Civile.
PATRIMONIO STORICO-ARTISTICO
Il Castello di Conca della Campania
All’ingresso del paese sorge il Castello, edificato probabilmente prima del X secolo come fortezza benedettina. Il corpo superstite della fabbrica, caratterizzato da torri quadrate, rivela la trasformazione dell’edificio da fortilizio in palazzo residenziale, effettuata nel corso del Cinquecento.
Di quel periodo sono il bel portale rinascimentale, l’androne con volta decorata da uno stemma gentilizio, e un notevole ciclo di affreschi. Altre modifiche furono apportate alla fine del Settecento: dalla scala a doppia rampa che conduce agli appartamenti nobili, alle carceri, alla scuderia, al posto di guardia.
Tra gli ambienti ancora conservati è la cappella ottocentesca, decorata alla parete dell’altare da due medaglioni in stucco con le immagini dei Santi Vincenzo e Domenico.
Nel 1592 fu ospite del castello il poeta Torquato Tasso, che vi rimase per circa tre mesi, ispirato dal clima e dal paesaggio per le sue composizioni poetiche.
Collegiata di San Pietro
In via Roma si incontra la Collegiata di San Pietro, della seconda metà del XV secolo, menzionata in una bolla di Papa Sisto IV del 1474. La chiesa custodisce un preziosissimo trittico ligneo del XVI secolo.
La facciata si sviluppa su due ordini di paraste. Il primo ha tre portali: quello centrale con timpano triangolare, quelli laterali con lunetta. L’ordine superiore ospita tre finestre ed è concluso da un timpano triangolare.
Il trittico su tavola, commissionato all’inizio del XVI secolo dal principe Matteo De Capua a un rinomato pittore della vicina Pietravairano, riproduce la Madonna delle Grazie al centro, e ai lati San Pietro e San Paolo, contitolari della Collegiata. L’opera rimase nella cappella del castello fino al 1770, quando il principe Carlo Invitti la donò alla Collegiata.
Santuario di Santa Maria della Libera
Verso la parte terminale del paese è situato il Santuario di Santa Maria della Libera (o del Salvatore), che nel 1843 venne unito, con bolla del vescovo Ursino, alla Collegiata di San Pietro con tutte le relative rendite.
Altri monumenti
Della Chiesa del Soccorso, di fondazione quattrocentesca, restano pochi ruderi, essendo stata in parte demolita dopo gli anni Cinquanta del Novecento.
Si conserva lungo il sentiero dei mulini in Conca Centro il tratto nord-ovest delle antiche mura di cinta medievali.
ERCHEMPERTO: IL FIGLIO PIÙ ILLUSTRE
Il figlio più illustre di Conca della Campania è Erchemperto da Castel Pilano, monaco benedettino vissuto nel IX secolo (nato circa nell’850, morto dopo l’887).
Erchemperto è autore dell’Historia Langobardorum Beneventanorum (anche detta Ystoriola Langobardorum Beneventi degentium Erchemperti), opera che copre gli avvenimenti dal 775 all’889 e rappresenta l’unica fonte storica esistente relativa a quel periodo per la Longobardia Minor.
L’opera si propone di continuare idealmente la Storia dei Longobardi di Paolo Diacono. Erchemperto fu testimone diretto di molti eventi che narrò, scrivendo de auditu e de visu.
Partecipò attivamente alle vicende del suo tempo, compiendo ambascerie per conto dell’Abbazia di Montecassino presso il Papa Stefano V e subendo personalmente le conseguenze delle lotte tra Longobardi e Saraceni.
Il Comune di Conca della Campania ha dedicato una piazza all’illustre benedettino.
PATRIMONIO NATURALISTICO
Il territorio e i boschi
Il territorio di Conca della Campania è diviso in 13 centri urbani tra frazioni e borgate: Conca Centro, Cave, Vezzara, Orchi, Piantoli, Catailli, Pisciariello, Potete, Tuoripunzoli, Vallecardi, Sant’Antuono, Via Casilina e Patierno.
Il territorio comunale è particolarmente ricco di boschi, tra i quali:
- Bosco di Cesima
- Bosco ceduo di castagno degli Stagni
- Bosco di Friello
- Parco Bartoli Galdieri, di proprietà della Diocesi di Teano, sito a ridosso del borgo medievale, nel quale vegetano una trentina di differenti specie di alberi ad alto fusto
- Tuoro di mezzo, bosco ceduo di castagno
- Acqua Strana
- Bosco San Vito e Tommaso
Oltre ai castagneti e ai boschi cedui di castagno, vegetano sul territorio il carpino bianco, l’acero campestre, la robinia, il pungitopo, la felce aquilina, il bucaneve e le primule.
La Cascata di Conca della Campania
Uno dei gioielli naturalistici dell’areale vulcanico di Roccamonfina è la Cascata di Conca della Campania, un angolo magico di natura incontaminata al quale si giunge percorrendo il sentiero dei mulini.
Il Rivo di Conca si tuffa in un alto dirupo creando un’affascinante e coreografica cascata. Il fossato scavato nei secoli dal torrente ospita anche due suggestivi mulini ad acqua, ai quali si giunge attraversando viottoli e un ponte in pietra. Nell’area è presente una piccola sorgente d’acqua pura. Durante il suo corso, il Rivo di Conca produce altre cascate in località Lieti.
Fauna
Tra gli animali selvaggi vanno ricordati il cinghiale, la lepre, il fagiano, la starna, i colombacci, le beccacce, le quaglie e le tortore. Il territorio è zona di ripopolamento faunistico.
MANIFESTAZIONI ED EVENTI
Eventi culturali: giornate di studio dedicate a Erchemperto e alla storia locale
Feste religiose: legate alle chiese e ai santuari del territorio
Conca della Campania rappresenta un patrimonio straordinario di storia millenaria, natura incontaminata e tradizioni gastronomiche autentiche.
Dal suo ruolo di presidio benedettino alla testimonianza storica di Erchemperto, dalle ricchezze naturalistiche del Parco di Roccamonfina alle eccellenze enogastronomiche, il paese si configura come un borgo autentico dell’Alto Casertano, capace di coniugare memoria storica, bellezze paesaggistiche e sapori genuini del territorio vulcanico.
PRODUZIONI DI QUALITÀ
VITICOLTURA
Galluccio DOC: Conca della Campania rientra nella zona di produzione del vino a DOC Galluccio, insieme ai comuni di Galluccio, Mignano Monte Lungo, Rocca d’Evandro e Tora e Piccilli. Il riconoscimento DOC è stato ottenuto con DM del 4 agosto 1997.
L’area di produzione si estende nel territorio collinare dominato dal vulcano spento di Roccamonfina. I terreni di origine vulcanica, ricchi di microelementi e potassio, conferiscono ai vini profumi intensi e caratteristiche organolettiche peculiari.
Una notorietà storica è riconosciuta al “Rosso di Conca“, citato in testi risalenti e ancora negli anni sessanta in pubblicazioni di Luigi Veronelli.
CASTANICOLTURA
Castagna di Roccamonfina IGP: Conca della Campania è uno degli otto comuni della zona di produzione della Castagna di Roccamonfina IGP, riconosciuta con Regolamento UE del 7 novembre 2022.
Cultivar certificate: Primitiva (o Tempestiva), Napoletana (o Riccia o Riccia Napoletana), Mercogliana (o Marrone), Paccuta e Lucente (o Lucida).
CORILICOLTURA
Conca della Campania rientra nell’area di coltivazione della Nocciola Mortarella Campana, che interessa diverse province campane tra cui Caserta.